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lunedì 5 settembre 2016

Non sparate sulla lingua italiana.

Un invito rivolto non soltanto a certe amministrazioni comunali, ma anche a giornalisti tanto bravi, quanto, forse  (almeno in questo caso),  un po' frettolosi  ("senza che nessuno se n’è sia mai accorto").
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Il documento di riconoscimento? A Modica, in provincia di Ragusa, è davvero esclusivo ed unico rispetto al resto del Paese. Nella città della Contea, la patria del cioccolato e culla del barocco del Val di Noto, la carta non è d’identità, ma “d’idendidà”. Si tratta di uno strafalcione banale, di poco conto, ma che segna i documenti dei modicani da almeno un decennio a questa parte senza che nessuno se n’è sia mai accorto. Chissà quanti anni sarebbero ancora potuti passare prima che qualcuno si rendesse conto dell’errore, se non fosse stato per qualche cittadino un po’ più avveduto che, individuata l’inesattezza che si trova nella parte in basso del bollo da 5,16 euro, ha deciso di pubblicare tutto su Facebook. “Amo il mio dialetto – ha commentato Silvia sul social network– ma in alcuni casi sarebbe necessario ricorrere alla lingua italiana!!!”. Ovviamente i commenti non si sono fatti attendere, la notizia in pochissimo tempo ha fatto il giro del web e ha spopolato nelle pagine locali suscitando l’ilarità di tanti e l’indignazione di alcuni.

Mongolia. I parchi naturali mettono in pericolo la comunità Dukha ?

Ganbat e Tumursukh sono due uomini di circa 50 anni, nati nello stesso villaggio nel mezzo della taiga. In questa foresta innevata ai margini settentrionali della Mongolia, a pochi chilometri dalla Russia, alci e linci sono più numerosi degli uomini. Per raggiungere la loro remota regione bisogna attraversare il lago Hovsgol, nel nord del paese, e percorrere la steppa per un paio di giorni senza incontrare nessuno. Padri di famiglia rispettati dai loro pari, Ganbat e Tumursukh hanno dedicato la loro vita a questa vasta distesa di foresta boreale, la taiga. E i loro occhi si illuminano quando ne parlano.

sabato 3 settembre 2016

Una pagina controversa della storia italiana: i plebisciti di annessione.

È polemica: ed è bene che sia così. La diffusione di un volume di Ettore Beggiato (1866: la grande truffa. Il plebiscito di annessione del Veneto all'Italia, Editrice Veneta) sul modo in cui il Veneto 150 anni fa è stato «italianizzato» dopo la terza guerra d'indipendenza, a seguito di un referendum truffaldino, disturba gli intellettuali progressisti.

Sul quotidiano veronese L’Arena ieri si riportavano alcune prese di posizione negative nei riguardi del libro. Secondo Carlo Saletti saremmo di fronte a «un uso distorto della storia», piegata a ragioni politiche. Una tesi condivisa da Federico Melotto, direttore dell’Istituto veronese della storia della Resistenza, per il quale con questo volume «si vuole dare un messaggio politico partendo dal plebiscito per lanciare una critica all’Italia di oggi». Il tono è di contestazione, ma con ogni probabilità l’autore sarebbe in parte d’accordo.

Settembre 1666: Londra brucia.


Nelle prime ore del 2 settembre del 1666 – 350 anni fa, oggi – iniziò il Grande incendio di Londra: durò fino al 5 settembre e distrusse circa 13mila case, lasciando almeno 65mila sfollati. Si calcola che solo un quinto della parte di Londra dentro alle mura medievali non fu toccato dall’incendio e furono quindi distrutti anche la maggior parte dei più importanti edifici della Londra di quegli anni, compresa la vecchia Saint Paul’s Cathedral. Secondo i resoconti del tempo i morti non furono più di 20, ma oggi si pensa che furono molti di più: era impossibile capire chi vivesse dove e si pensa anche che molti corpi furono praticamente cremati dalle fiamme, che in certi casi superarono i mille gradi centigradi.

L'inizio della scuola in Italia, regione per regione.

Fra meno di due settimane inizierà la scuola in tutte le regioni italiane, che già da alcune settimane hanno diffuso il calendario per l’anno scolastico 2016-2017. Le date dell’elenco che segue si riferiscono alle scuole elementari fino alle superiori: le scuole dell’infanzia hanno date leggermente diverse, soprattutto sulla fine delle lezioni (quasi ovunque prevista per il 30 giugno 2017). Per ogni regione è indicata la data dell’inizio e della fine delle lezioni: il link nel nome a ogni regione rimanda alle delibere regionali con cui sono stati stabilite – stilare il calendario scolastico è di competenza regionale – e ai giorni di festa di ciascuna regione. Gli studenti che inizieranno prima le scuole sono quelli della provincia di Bolzano, che cominceranno il 5 settembre: per ultimi inizieranno le lezioni quelli di Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Puglia e Toscana, il 15 settembre.


mercoledì 31 agosto 2016

Appuntamento con il cinema d'autore. 1814, di Andres Puustusmaa.

1814, film  (2007)  del regista estone Andres Puustusmaa.

La tranquillità di un prestigioso collegio fondato nel 1810 vicino San Pietroburgo per volontà dell'imperatore Alessandro I Romanov e destinato ai giovani rampolli della nobiltà russa, viene drammaticamente interrotta da una serie di omicidi compiuti dalla stessa mano. 
Ad aiutare l'ispettore di polizia inviato sul luogo per cercare di risolvere il caso saranno proprio i ragazzi del collegio, alcuni dei quali negli anni successivi diventeranno figure prestigiose del mondo letterario, politico e militare.



domenica 28 agosto 2016

L'epopea della "Underground Railroad".

Quest’anno negli Stati Uniti si è tornati a parlare molto della “Underground Railroad”, letteralmente “Ferrovia Sotterranea”, cioè una rete fatta di sentieri, case e nascondigli che migliaia di schiavi neri utilizzarono prima dell’inizio della guerra di secessione per fuggire dagli stati schiavisti e arrivare in Canada. Una delle ragioni di questo ritorno d’interesse è un libro uscito il 2 agosto, The Underground Railroad di Colson Whitehead, un romanzo che racconta la fuga di una giovane schiava nera attraverso la “Ferrovia” (che non è una ferrovia vera, appunto). Il romanzo di Whitehead è anche uno dei cinque libri che Barack Obama ha annunciato di essersi portato in vacanza quest’estate.

Piccola guida ai gruppi etnici statunitensi.

Nella percezione comune, spesso il numero di persone appartenenti a minoranze etniche e religiose di un dato paese, così come il numero dei suoi disoccupati, è molto più alto di quanto sia in realtà. Per questo ogni anno l’istituto di sondaggi britannico Ipsos Mori realizza un’indagine chiamata Perils of Perception (“Pericoli della percezione”) in cui cerca di mostrare le differenze tra la realtà e come la maggior parte delle persone la percepisce; in quella del 2015 l’Italia è risultata il decimo paese più ignorante dei 28 presi in considerazione. Gli errori di questo tipo dipendono dalle inesattezze che a volte vengono pubblicate sui giornali e dal fatto che spesso le statistiche non vengono riportate quando sarebbe utile. Uno degli errori più comuni di questo tipo riguarda il numero di cittadini neri degli Stati Uniti: molte persone pensano che siano pari al 30 o al 40 per cento della popolazione, mentre in realtà sono il 13,3 per cento.

Chi ha paura dei ciclisti di Sydney ?

Da marzo nel New South Wales – lo stato australiano di cui fa parte Sydney – sono in vigore nuove regole per i ciclisti: alcune servono a proteggerli (stabiliscono per esempio che le auto devono sempre stare a una certa distanza da loro), altre hanno reso molto più severe le multe già esistenti in cui possono incorrere. Da qualche mese se un ciclista va in bici senza un casco omologato deve pagare 319 dollari australiani (circa 215 euro) e ci sono multe ancora più care per chi guida in modo pericoloso e non si ferma al semaforo rosso o se non fa attraversare le persone sulle strisce pedonali. In tutta l’Australia è obbligatorio già da anni avere un casco quando si va in bici, e in particolare nel New South Wales c’erano già multe per l’assenza di casco, i semafori rossi e altre violazioni: fino a prima di marzo bisognava pagare poco meno di 50 euro in quasi tutti i casi. Dal marzo 2017 i ciclisti del New South Wales saranno anche obbligati ad avere sempre con loro un documento d’identità.

sabato 27 agosto 2016

Terremoti. Quanto costerebbe prevenirli ?

I forti terremoti che hanno colpito l’Italia nel corso del Novecento e nei primi decenni del Duemila – per ultimo quello nel Centro Italia dello scorso 24 agosto – hanno provocato la morte di centinaia di persone, e hanno causato danni economici enormi. Se conosciamo con precisione il numero dei morti – che furono nell’ordine delle migliaia dal terremoto in Irpinia, in Campania, del 1980 – è più difficile fare una stima complessiva dei danni economici, soprattutto quelli con conseguenze a lungo termine. In questi giorni però alcuni esperti stanno sostenendo che il costo della messa in sicurezza preventiva degli edifici esistenti in tutta Italia sarebbe inferiore alla somma spesa dal 1968 (anno del terremoto della Valle del Belice, in Sicilia) in poi per la ricostruzione delle zone terremotate. La stima dei costi della messa in sicurezza degli edifici privati però cambia a seconda degli esperti, quindi questa ipotesi non è accettata da tutti. Quello che è certo è che la messa in sicurezza e la costruzione di nuovi edifici secondo regole antisismiche sarebbe l’unico modo per ridurre il numero di morti, feriti e sfollati nei futuri terremoti che potrebbero interessare l’Italia.

giovedì 25 agosto 2016

Concorso scuola. I perché di tanti bocciati.

Sulla fortissima selezione nelle prove scritte del maxi-concorso per entrare nella scuola ha scritto ieri un ampio intervento Gian Antonio Stella, basandosi su uno studio di “Tuttoscuola”. L’articolo affastella, in modo non sempre logico, tutta una serie di temi e considerazioni (alcune condivisibili, altre molto meno), ma il problema di gran lunga più serio che si pone al mondo della scuola, e in primo luogo al governo e al parlamento, è racchiuso in alcune citazioni tratte dall’analisi di “Tuttoscuola”. Secondo la quale dalle prove scritte emerge “una scarsa capacità di comunicazione scritta, in termini di pertinenza, chiarezza e sequenza logica e una carenza nell’elaborare un testo in modo organico e compiuto”, al punto che alcuni commissari si sono chiesti “se si trattasse di candidati stranieri che non padroneggiavano bene la nostra lingua, salvo poi verificare che erano italianissimi». Inoltre dai testi dei candidati “si ricava anche un campionario di risposte incomplete, errori e veri e propri strafalcioni, che sorprendono in maniera più acuta per il tipo di concorso in questione, ovvero una selezione tra chi si candida a insegnare alle nuove generazioni». Sembra di rileggere le ripetute e inascoltate lamentele di tanti docenti universitari inorriditi dagli scritti dei loro studenti e persino dei loro laureandi per le macroscopiche carenze nelle “competenze di base”.

Gli studenti meridionali sono più bravi di quelli del Nord ?

Ogni anno alla pubblicazione del report del Miur sugli esiti degli Esami di Stato si ripropone la stessa litania: le agenzie di stampa rilanciano la notizia rimarcando il record di "super meritevoli" nelle regioni meridionali, i governatori leghisti delle regioni del nord protestano citando i risultati dei test Invalsi e sui social si scatenano i commenti con le spiegazioni più fantasiose. Ma perché gli studenti del Sud ottengono voti più alti?

mercoledì 24 agosto 2016

Terremoti. Come li affrontano in Giappone.

Questo manga non ha niente di divertente: ci sono finestre di uffici che vanno a pezzi, treni che deragliano e auto che cadono da ponti che stanno cedendo. Succede tutto alle 16.35 di un giorno ribattezzato come il «giorno X di Tokyo». Questo è lo scenario catastrofico descritto da un libro a fumetti di 300 pagine sulla preparazione ai terremoti pubblicato dall’amministrazione dell’area metropolitana di Tokyo. Il libro si apre con un avvertimento importante: secondo gli esperti c’è il 70 per cento di possibilità che entro trent’anni un terremoto colpisca direttamente l’area metropolitana di Tokyo, dove vivono 36 milioni di persone. «È una gara tra noi e il terremoto. Se non saremo noi a vincere non riusciremo a proteggere la capitale», ha detto Satoshi Fujii, professore dell’università di Kyoto e consigliere speciale per le strategie di preparazione alle catastrofi nel governo di Shinzo Abe, il primo ministro giapponese.

domenica 21 agosto 2016

Candidati alle presidenziali USA. Chi li ha votati ?

Il New York Times ha pubblicato una sintetica ma efficace ricostruzione grafica per mostrare quanto sia esiguo il numero degli americani che hanno scelto i due candidati alla presidenza degli Stati Uniti: il 9% della popolazione. Per illustrarlo l’articolo del New York Times spiega che vivono negli Stati Uniti circa 324 milioni di persone: se disegniamo un quadrato su una pagina a quadretti che abbia la lunghezza di diciotto quadretti per lato, ogni quadretto corrisponde a un milione di persone. Ed è quindi facile visualizzare le quote di persone che non hanno votato né Clinton né Trump alle primarie.
103 milioni di persone non hanno diritto di voto, tra minorenni, condannati privati dei diritti civili e abitanti che non sono cittadini statunitensi. 88 milioni di adulti dotati del diritto di voto sono la quota approssimativa che non vota alle elezioni, basandosi sui dati delle elezioni del 2012. Grossomodo – c’è una quota di imprevedibilità – 73 milioni di persone che si ritiene voteranno alle elezioni presidenziali non hanno votato alle primarie. Alle primarie hanno votato 60 milioni di persone – un po’ meno del 19% della popolazione – equamente ripartite tra quelle Democratiche e quelle Repubblicane. E metà degli elettori delle primarie hanno votato per candidati diversi da quelli che hanno vinto.
Alla fine per Trump e Clinton ha votato circa il 14% degli elettori potenziali, e il 9% dell’intera popolazione degli Stati Uniti.

Magda Goebbels. Un'ebrea al vertice del regime nazista ?

Un documento attesterebbe che Magda Goebbels, la consorte del ministro della Propaganda del Reich nazista Joseph, era "mezza ebrea": lo riporta il sito del quotidiano tedesco Bild sostenendo che la "la più importante donna della Germania hitleriana" fosse figlia illegittima di un facoltoso ebreo che la madre Auguste aveva poi sposato in seconde nozze.   
"Un poco appariscente documento anagrafico dell'archivio regionale di Berlino, che Bild ora ha scoperto, porta un segreto a cui rimanda" un libro pubblicato in maggio "dallo storico e scrittore" Oliver Hilmes "Berlino 1936": un "certificato di residenza del commerciante" ebreo Richard Friedlaender "dichiara come propria figlia carnale 'Magdalena, nata l' 11 novembre 1901'", la futura "donna modello" del ministro della propaganda del Fuehrer e i cui sei figli furono sempre esaltati come "puri ariani".   
Bild ricorda che quando Magda nacque, la madre non era sposata (inoltre "il suo atto di nascita non riporta alcun padre") e come "padre adottivo subentrò il figlio di un costruttore, Oskar Ritschel, che aveva vissuto alcuni anni" con la donna che poi sposò il commerciante Friedlaender solo nel 1908: "quanto a lungo avesse avuto contatti con il berlinese nato nel 1881 rimane oscuro", scrive Bild evocando un "doppio gioco" della futura signora Goebbels e ipotizzando implicitamente il concepimento ora comprovato dal certificato appena emerso. 
L'essere "quello che i nazisti chiamavano "mezzo ebrea", spiegherebbe due circostanze: una è la notazione fatta da Goebbels nel giugno 1934 sul suo diario circa "una terribile cosa" appresa "da parte di Magda", sostiene Bild; l'altra è il perchè la potentissima donna del Reich non impedì che Friedlaender morisse nel Lager di Buchenwald nel 1939, aggiunge il quotidiano popolare ma molto attendibile nella sua versione cartacea in edicola oggi. 

BILD: MARTA GOEBBELS ERA "MEZZA EBREA", "RAI News", 20-08-16. 

Cina. Un ponte da primato.

In Cina è stato aperto il ponte di vetro più alto e lungo del mondo. Da oggi i visitatori del parco naturale situato nella provincia centrale cinese dello Hunan possono percorrere a piedi i 430 metri di lunghezza dell’infrastruttura larga sei metri, che attraversa un canyon Changsha profondo trecento metri nell’oasi verde della foresta di Tianmenshan, dove furono girate diverse scene del film Avatar.
Il ponte, composto da 99 pannelli di vetro trasparente su tre strati, può essere attraversato solo a piedi per un massimo di 8mila visitatori al giorno. Le autorità locali per rassicurare circa la sicurezza della struttura, ai primi dell’anno hanno fatto attraversare il ponte è stato da un’automobile carica di passeggeri e da un camion di due tonnellate. L’opera unisce due parti della montagna Tianmen, che vuol dire Porta del cielo. Sul ponte possono salire fino a 800 persone per volta. L’opera è costata 22.500 milioni yuan, pari a circa 3 miliardi di euro, il ponte è stato ultimato a maggio scorso, cinque mesi dopo il previsto, a causa delle forti piogge che hanno colpito la zona. Con questa attrazione la provincia centrale dello Hunan, già molto visitata dai turisti cinesi ma non solo, in quanto terra natale di Mao Zedong, storico leader della rivoluzione comunista cinese, prova a incrementare il numero di visitatori in una delle principali mete naturalistiche.

Cina, aperto il più alto (300 metri) e lungo (430 metri) ponte di vetro mai costruito al mondo – FOTOGALLERY, "Il fatto quotidiano", 20-08-16.

sabato 20 agosto 2016

Siria. Le mezze verità dei media.

Come rimanere impassibili davanti alla drammatica fotografia del piccolo Omran Daqneesh che campeggia su tutti i siti e giornali del mondo? Non è possibile e nemmeno giusto. È un’immagine che racconta della tragica situazione di Aleppo, la “nuova Sarajevo”, la città siriana di cui Tempi vi ha parlato tante volte, e non solo in agosto.

L'Italia che funziona. Il ponte sul Bosforo costruito dal gruppo Astaldi.

È l’opera dei record. Il terzo ponte sospeso sul Bosforo, oltre a collegare Europa e Asia, abbraccerà idealmente il Mar Nero e verrà inaugurato il prossimo 26 agosto. A firmarlo c’è il gruppo Astaldi, presente in Turchia dagli Anni Ottanta e che per la realizzazione di questa impresa ha lavorato in joint-venture con la società turca Ic-içta. 

1991. I paesi baltici riacquistano l'indipendenza.

Furono giornate, ore drammatiche, in cui in particolare i popoli baltici, lettoni, lituani, estoni, passarono dalla paura più grande, quella di una restaurazione della repressione sovietica e la fine della perestrojka gorbacioviana, col putsch guidato dai vetero comunisti, alla conquista dell’indipendenza de facto, il 21 agosto del 1991. Ripercorriamo a 25 anni di distanza la cronaca di quei giorni e di quelle ore, che ridisegnarono la mappa dell’Europa orientale e resero la libertà alla Lettonia.

giovedì 18 agosto 2016

Diventare ricchi scrivendo libri ? Qualcuno ci riesce.

Ogni anno la rivista Forbes mette insieme le liste delle persone più ricche del mondo, oltre che quelle degli atleti, dei musicisti e dei personaggi famosi più pagati. Da poco è uscita quella degli scrittori più pagati del 2016: come nel 2015, al primo posto c’è l’autore di thriller americano James Patterson, che pubblica decine di romanzi all’anno facendosi aiutare da una squadra di collaboratori. Tra Patterson e il secondo della lista, lo scrittore di libri per ragazzi Jeff Kinney, autore della serieDiario di una schiappa, c’è una grande differenza: Patterson ha guadagnato 95 milioni di dollari (cioè 85,3 milioni di euro), Kinney 19,5 milioni (in euro 17,5 milioni).
In totale i 14 autori della lista – di cui molti a parimerito – hanno guadagnato 269 milioni di dollari tra giugno 2015 e giugno 2016; per fare i calcoli Forbes ha stimato i guadagni delle vendite di libri (compresi ebook e audiolibri) realizzate dalla società di ricerche di mercato Nielsen BookScan, in aggiunta a quelli provenienti dai diritti delle opere letterarie per gli adattamenti cinematografici e televisivi. Per assicurarsi della correttezza delle stime Forbes ha parlato con gli autori, con i loro agenti e i loro editori; la classifica è fatta senza togliere le tasse o altre spese legate al loro lavoro. Gli scrittori – otto uomini e sei donne, tutti americani o britannici – erano presenti anche nella classifica dell’anno scorso, fatta eccezione per Paula Hawkins, l’autrice di La ragazza del trenouno dei casi editoriali del 2015, che ha venduto 11 milioni di copie nel mondo; il film ispirato al libro uscirà il 7 ottobre negli Stati Uniti.

Stati Uniti. Bizzarrie giuridiche.

Il giornalista Jacob Baynham ha raccontato su Vice la strana storia di un’area remota all’interno del parco di Yellowstone, il più antico parco naturale degli Stati Uniti. Sono 130 chilometri quadrati con una caratteristica particolare: lì dentro è impossibile essere processati per omicidio. La storia è stata scoperta da Kalt, professore di legge della Michigan State University. Nel 2004 Kalt stava facendo una ricerca sulle zone grigie della legislazione americana, quei territori dove non è chiaro cosa sia legale e cosa no a causa della sovrapposizione o dell’assenza di leggi. Nella sua ricerca, Kalt si imbatté nella particolare legislazione a cui è sottoposto il parco di Yellowstone.

Buon compleanno, "Notorious".

Il 15 agosto 1946, settant’anni fa, alla Radio City Music Hall di New York ci fu la prima di Notorious, uno dei film più famosi del regista britannico Alfred Hitchcock. Nonostante Notorious non sia il film più originale o innovativo di Hitchcock, compare spesso ai primi posti delle più autorevoli liste dei migliori film di sempre: la ragione principale è che Notorious è uno dei film più eleganti di sempre, praticamente perfetto dal punto di vista formale. E il resto dipende, probabilmente, dal fatto che i due protagonisti sono tra i più grandi divi di Hollywood di sempre, Cary Grant e Ingrid Bergman. Notorious era uno dei film preferiti del regista francese François Truffaut e anche del grande critico americano Rogert Ebert, che nel 1997 scrisse: «È l’espressione più raffinata dello stile visivo del maestro, proprio come Vertigo era la più compiuta espressione delle sue ossessioni. Contiene alcune delle riprese più efficaci della sua carriera (o di quella di chiunque altro), e tutte conducono ai grandi passaggi finali in cui i due uomini scoprono quando si erano sbagliati».

Tempeste solari e Guerra fredda.

A guardarsi indietro, sembra quasi incredibile che l’umanità sia riuscita a emergere dagli anni Sessanta. Certo i disastri non sono mancati, ma con la Guerra fredda che teneva la corda costantemente tesa come non mai poteva decisamente andare peggio. Sarebbe stato sufficiente un errore, una decisione impulsiva, per scatenare la catastrofe nucleare. L’evento più noto, quello in cui ci avventurammo più vicino al folle punto di non ritorno, è probabilmente la crisi del 1962 fra Stati Uniti e Unione Sovietica a seguito dell’episodio passato alla storia – e alla letteratura, grazie alla penna magistrale di James Ellroy – con il nome della costa cubana teatro delle operazioni, la Baia dei Porci. Il più noto, ma non il solo. E fra chissà quanti altri che costellarono quegli anni vissuti pericolosamente, in almeno due casi, più che la CIA, fu l’astrofisica a metterci lo zampino.

lunedì 15 agosto 2016

Pazzia e terrorismo.

Eugenio Borgna, psichiatra piemontese, non ha bisogno di presentazioni. La sua generosa produzione saggistica lo ha fatto conoscere a un vasto pubblico, che apprezza da sempre il suo approccio umanistico e spirituale alla malattia mentale, che non rinuncia al rigore scientifico e a quello della pratica clinica. Anche quest’anno ha pubblicato una preziosa riflessione dalla cui lettura tanti trarrebbero profitto: Responsabilità e speranza (Feltrinelli). Lo abbiamo intervistato sul controverso tema del rapporto fra malattia psichica e stragi di natura terroristica.

Cina. Una passeggiata tra le nuvole.

La Jin Mao Tower è il terzo più alto grattacielo di Shanghai, in Cina: ha 88 piani, è alta 420 metri e a 340 metri d’altezza ha una specie di terrazza, che non ha ringhiera e ha un pavimento di vetro trasparente. Si chiama skywalk  (passeggiata nel cielo) e da qualche giorno è aperta al pubblico. Per salirci bisogna indossare un elmetto e un’imbragatura di sicurezza. Per questioni di sicurezza, sullo skywalk possono andare al massimo 15 persone per volta e sulla terrazza ci sono sempre due responsabili che controllano che tutto stia andando bene. Ogni visitatore deve pagare poco più di 50 euro per la sua passeggiata, che è stata pubblicizzata come la più alta al mondo che sia possibile fare su una superficie trasparente e senza alcuna barriera di protezione. Lo skywalk è lungo 60 metri ed è largo poco più di un metro.

La Jin Mao Tower è stata completata nel 1999 e si trova nel distretto finanziario di Shanghai, accanto ad altri grattacieli molto alti. Al suo interno ci sono le stanze del Grand Hyatt Hotel di Shanghai e gli uffici di molte società, soprattutto banche e società assicurative. Il grattacielo è stato progettato dall’architetto statunitense Adrian Smith: quello che ha progettato anche il Burj Khalifa di Dubai, la struttura più alta mai realizzata dall’uomo (è alto 829 metri). Il Wall Street Journal ha spiegato a fine luglio che l’apertura dello skywalk della Jin Mao Tower era stata posticipata per questioni di sicurezza.

Vietare Pokémon Go ? Hanno già iniziato.

Era solo questione di tempo prima che qualche paese vietasse Pokémon Go, il popolarissimo videogioco per smartphone basato sulla realtà aumentata. L’Iran l’ha fatto di recente, ma anche altri paesi cercheranno sicuramente di regolamentare il gioco, per un motivo semplice: Pokémon Go solleva troppe domande a cui non è ancora stata data una risposta soddisfacente. L’Iran potrebbe avere ragioni legate alla religione islamica per vietare Pokémon Go: nel paese, contro i precedenti videogiochi sui Pokémon era già stata emanata una fatwa, una sentenza religiosa, che – tra le altre cose – si opponeva all’idea che fosse possibile accelerare le trasformazioni degli animaletti per renderli più forti, perché considerata un riferimento alla teoria dell’evoluzione. Abolhasan Firouzabadi, il capo dell’autorità iraniana che si occupa di internet, però, ha detto che il divieto è stato introdotto per ragioni di sicurezza.

lunedì 8 agosto 2016

Gli e-book ? Ai ragazzi non piacciono.

Secondo uno studio realizzato per la Booksellers Conference del 2015 il 64 per cento dei giovani tra i 16 ed i 24 anni preferisce i libri cartacei e il 20 per cento è indifferente al formato: dunque pochi risultano gli utilizzatori di e-book.

Ho due figli adolescenti che sono discreti lettori. Vedono e toccano libri da sempre, perché la casa ne è piena, come è piena di dispositivi elettronici, smartphone, tablet e ovviamente e-reader, che passano di mano in mano a ogni upgrade.

Nuove verità sulla fine di Dag Hammarskjöld.

Il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon proporrà la riapertura di un’indagine sulle accuse secondo cui Dag Hammarskjöld, diplomatico svedese e tra i più rispettati segretari generali della storia dell’ONU, tra il 1953 e il 1961, fu assassinato durante il periodo dell’apartheid da un’organizzazione paramilitare sudafricana sostenuta dalla CIA, dai servizi segreti britannici e da una società mineraria belga, stando a diversi funzionari che conoscono la storia. La decisione segue la recente scoperta da parte del governo sudafricano di documenti di intelligence risalenti a diversi decenni fa, che descrivono nei dettagli il presunto complotto – chiamato Operazione Celeste – che aveva l’obiettivo di uccidere Hammarskjöld. In una recente lettera all’ONU, le autorità sudafricane hanno scritto di aver trasferito i documenti al ministero della Giustizia, per dare ai funzionari dell’ONU la possibilità di analizzarli, stando a fonti diplomatiche. I rappresentanti del Sudafrica all’ONU non hanno risposto a una richiesta di commenti. In precedenza, la CIA aveva negato le accuse secondo cui avrebbe organizzato la morte di Hammarskjöld, definendole «assurde e senza fondamento».

mercoledì 3 agosto 2016

Olimpiadi ? No, grazie.

Carly Carioli, una giornalista di Boston, ha raccontato sulNew York Times Magazine la storia di come un piccolo gruppo di attivisti è riuscito a bloccare la candidatura di Boston alle Olimpiadi del 2024, sconfiggendo le personalità più influenti della città: dai grandi uomini d’affari ai politici locali. È una storia che esemplifica un fenomeno sempre più noto e di cui si è parlato anche in Italia in seguito alla candidatura di Roma ai Giochi olimpici del 2024: ospitare le Olimpiadi non solo non è un guadagno, ma produce debiti, riempie le città ospitanti di edifici cherimangono spesso inutilizzati e finisce con il distrarre per anni il dibattito pubblico dalle vere emergenze cittadine.

Gli errori di Milton Friedman.

Uno dei concetti fondamentali della teoria macroeconomica moderna –  sviluppata dal grande Milton Friedman, l’importante economista americano vincitore del Premio Nobel per l’economia nel 1976 e morto nel 2006 – probabilmente è sbagliato, e potrebbe essere accantonato. Sarebbe un cambiamento con grandi implicazioni per il modo in cui pensiamo alle politiche economiche e alla finanza. Il concetto si chiama “teoria del reddito permanente“, fu teorizzato da Milton per la prima volta nel 1957 e ha ancora oggi un’influenza enorme nel settore economico. La teoria dice che il consumo delle persone non dipende tanto da quanto guadagnano oggi, ma piuttosto da quanto si aspettano di guadagnare nel corso della vita. Secondo Friedman, se entriamo in possesso di una grande quantità di denaro in modo inaspettato e isolato, non correremo a spenderlo tutto, ma lo depositeremo in banca, perché sappiamo che l’episodio non si ripeterà. Se invece otteniamo un aumento di stipendio, potremmo iniziare a spendere di più ogni mese, in quanto l’aumento è un segnale che la nostra capacità di produrre reddito è cresciuta nel lungo periodo.
Questa supposizione sul comportamento umano ha implicazioni enormi dal punto di vista delle politiche economiche. La teoria di Friedman, considerata vera per anni, implicava che l’efficacia di uno stimolo fiscale era probabilmente molto minore rispetto a quanto gli economisti ritenevano prima del 1957. Se il governo prova a incoraggiare la spesa offrendo degli assegni ai cittadini, le persone si limiteranno a depositare quei soldi in banca, invece di uscire a spenderli. La teoria di Friedman è importante anche per la finanza. Molte teorie accademiche si basano sulla teoria del reddito permanente. Stando all’idea di Friedman, i consumatori vogliono livellare il loro consumo e non amano i cali. Sulla carta, quindi, le persone saranno disposte a spendere molto per pacchetti finanziari in grado di portare benefici durante i periodi di recessione, perché consentirebbero loro di evitare di tirare la cinghia. La teoria è dominante al punto tale da essere la base di quasi tutte le moderne teorie macroeconomiche, che recepiscono l’idea di Friedman con una formula chiamata “equazione di Eulero sul consumo”, che negli ultimi decenni è apparsa nella stragrande maggioranza dei macro-modelli accademici, usati da molti capi delle banche centrali per determinare i tassi di interesse.
Non è così esagerato dire che la teoria l’idea di Friedman è alla base della teoria macroeconomica moderna. Purtroppo, però, c’è un piccolo problema: è quasi certamente sbagliata. Non del tutto, ma in un certo senso è sbagliata. È probabile che esistano molti consumatori che si comportano esattamente come immaginato da Friedman. Ma il problema è che ce ne sono molti altri che agiscono in modo decisamente diverso. Lentamente, gli economisti stanno accumulando prove che dimostrano come quest’ultimo gruppo sia rilevante e consistente. Le prime verifichediedero credito alla teoria del consumo permanente. Nel 1990, però, gli economisti John Campbell e Greg Mankiwstimarono che solo circa la metà dei consumatori seguiva il principio di Friedman. Il resto, secondo loro, aveva un consumo più “alla giornata”: se ricevono un premio al lavoro, un grosso rimborso fiscale, o un assegno da un programma di stimolo del governo, queste persone vanno a mangiare fuori in un bel ristorante, comprano nuovi mobili per la casa, o semplicemente spendono di più.
Nel 2006, poi, un colpo alla versione matematica della teoria di Friedman arrivò dagli economisti della Georgetown Univesity Matthew Canzoneri, Robert Cumby e Behzad Diba, che pubblicarono uno studio in cui verificarono l’equazione del consumo di Eulero confrontandola con dati finanziari veri, una cosa che per qualche strana ragione apparentemente nessun economista aveva mai fatto prima. Secondo l’equazione presa in esame, quando i tassi di interesse sono alti, le persone risparmiano di più e consumano meno: è il loro modo per livellare il consumo, come aveva previsto Friedman. Ma Canzoneri e i suoi colleghi scoprirono che quello che succede in realtà è il contrario: per qualche strana ragione, le persone tendono a consumare di più quando i tassi sono alti.
Ops.
Oggi continuano a essere pubblicati studi in contrasto con la teoria del reddito permanente. Uno studio recente di Luenz Kueng  della Northwestern University ha scoperto che quando i cittadini dell’Alaska ricevettero improvvisamente dei soldi dall’Alaska Permanent Fund (un fondo dello stato che raccoglie denaro dalle industrie del settore delle risorse naturali), spesero immediatamente i soldi, invece di depositarli come teorizzato da Friedman. Questo tipo di esperimenti casuali nel mondo reale, che stanno diventando sempre più popolari nel settore economico, rappresenta una prova semplice e convincente.
L’accumularsi di prove contro la teoria del reddito permanente (gli studi citati sono solo una piccola parte) sta spingendo gli economisti a cercare un’alternativa. Nel suo blog, il giornalista di Bloomberg Narayana Kocherlakota ha scritto recentemente che:
Non dovremmo considerare le scelte fatte 25-40 anni fa, che al tempo erano state fatte per diverse ragioni validissime, come scritte nella pietra e nemmeno a penna. Così facendo, stiamo bloccando le strade per capire la macroeconomia.

Secondo Kocherlakota i macro-economisti dovrebbero mettere da parte i loro grandi e complessi modelli formali dell’economia, dal momento che questi elaborati schemi sono costruiti su delle basi che probabilmente non descrivono poi tanto bene la realtà. Kocherlakota consiglia agli economisti di ripartire da zero e cercare nuovi e più precisi spunti su cui costruire le teorie del futuro. Nel frattempo, noi dovremmo tutti riconoscere che forse le idee di Milton Friedman hanno un’influenza esagerata. Il suo impatto sull’economia è stato profondo e duraturo, ma questa teoria – perlomeno – non ha superato la prova del tempo.
Noah Smith – Bloomberg, C'è un problema con un'importante teoria di Milton 

Friedman, "Il Post", 31-07-16. 

domenica 31 luglio 2016

La giustizia italiana è lenta come una lumaca ?

È l’ultimo paradossale paradosso della giustizia italiana. Ogni giorno, nelle aule di qualche tribunale civile, ci sono giudici che devono decidere se un cittadino abbia diritto a essere risarcito per la lentezza di altri giudici. Ma nello stesso giorno, nelle aule dei tribunali amministrativi regionali, altri giudici processano l’amministrazione dello Stato, colpevole di non aver pagato ad altri cittadini un risarcimento che un giudice civile aveva già riconosciuto fosse dovuto.

Non è uno scioglilingua, non è un assurdo gioco dell’oca: è l’ultima follia della legge Pinto, varata nel 2001 dal governo Amato proprio per fare argine a migliaia di richieste di danni per la lentezza dei processi penali e civili, presentati alla Corte europea dei diritti dell’uomo. La legge Pinto stabilisce quale sia «la corretta durata dei processi» individuandola in tre anni per il primo grado, in due anni per il secondo grado, in un anno per la Cassazione. Il problema è che la giustizia italiana non rispetta quasi mai quei criteri. Così il numero di cause basate sulla legge Pinto è in continuo aumento: i ricorsi erano stati 3.580 nel 2003, sono saliti a 49.730 nel 2010, a 53.320 nel 2011, a 52.481 nel 2012, a 45.159 nel 2013, l’ultimo anno con dati ufficiali. E anche i costi aumentano. I radicali stimano che il danno provocato dalla legge Pinto sui conti pubblici sia di circa 1 miliardo.


Un muro di gomma e di vergogna


Ovviamente il governo italiano fa di tutto per non pagare quel che dovrebbe. Fa melina, come si dice in gergo calcistico: oppone un muro di gomma, inevitabilmente giudiziario. Altrettanto inevitabilmente, le vittime della “giustizia lumaca” insistono e fanno causa una seconda volta, aprendo un nuovo contenzioso. Negli ultimi anni, il processo per il mancato risarcimento dopo un processo è diventato la regola e ha prodotto un disastroso effetto a catena: i Tar sono sommersi dai ricorsi di cittadini in lotta contro il ministero della Giustizia che non paga.


Nel 2003 i provvedimenti emessi dai giudici amministrativi erano stati 40; nel 2010 erano già 189. Da allora è stata un’escalation: 1.021 sentenze nel 2012; 2.178 nel 2013, 4.102 nel 2014, 6.522 nel 2015. Alla fine del giugno di quest’anno siamo già arrivati a 3.792 provvedimenti. Si calcola che un processo amministrativo su otto, ormai, riguardi i contenziosi tra cittadini e il ministero.

Insomma, è una follia, un mostro che si autoalimenta. Sono convinto che se cercassimo di far capire questo paradosso a un americano, o a un inglese, non ci riusciremmo. Forse non ci arriverebbe nemmeno un cittadino del Burkina Faso, paese la cui giustizia non ha mai avuto (diciamo così) un Cesare Beccaria. Ma oltre che una follia è anche una vergogna. Cui di recente s’è aggiunta l’indecorosa furbata della legge di stabilità 2016, che ha modificato la legge Pinto solo per renderne più difficile l’applicazione. Se ne sono accorti i radicali, nessun altro ha protestato. I giornali non ne hanno scritto (tranne Tempi, a gennaio, e Panorama). Insomma, si è cercato di risolvere il problema alla fonte: se la legge Pinto costa troppo, oltre a non pagare, rendiamo più difficili anche le regole per avviare una richiesta d’indennizzo.

I trucchi adottati sono insidiosi: per avere diritto al ricorso, l’imputato di un processo penale deve presentare «un’istanza di accelerazione delle udienze almeno sei mesi prima del decorso del termine ragionevole di durata». Quando il suo giudizio arriva in Cassazione, l’imputato «deve fare istanza due mesi prima dello spirare del termine». Chi vuole fare ricorso deve stare lì con il cronometro per calcolare il momento giusto. In attesa di un giudice a Berlino. O magari in Burkina Faso.



Una voce contraria al referendum sulla riforma della Costituzione.

«Non saremo sceriffi di Nottingham». Il No al referendum sulla nuova Costituzione ha una ragione particolare per Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno e responsabile nazionale di Anci (l’Associazione nazionale Comuni italiani) per la finanza locale: la ragione che nasce dal ruolo di sindaco. La Costituzione voluta da Matteo Renzi sarà una pietra tombale sul principio di sussidiarietà e su ogni forma reale di autonomia locale. È la tesi sostenuta da Castelli, cinquantenne, centrodestra, nel pamphlet scritto sotto forma di lettera aperta al premier (No, caro Matteo, dEste, pagg. 122). Verrebbe costituzionalizzata quella che negli anni Settanta veniva definita “finanza derivata”. Da prassi a norma: lo Stato centrale deciderà ogni anno quanto destinare ai bilanci degli enti locali, lasciando ai sindaci il compito di tassare, con tributi locali che non andranno a migliorare i servizi per i cittadini, ma serviranno solo per colmare il debito pubblico.

Diventeremo come il personaggio nemico di Robin Hood – spiega Castelli – puri esattori per conto dello Stato. Addio all’autonomia, ma anche alla responsabilità: le tasse locali devono essere “misurabili” (rendicontabili) dai cittadini. Se finiscono al servizio del debito pubblico sono un esercizio prefettizio. Il sindaco è scelto dai cittadini. Il sindaco è sottoposto al giudizio e al consenso. Non è un funzionario della Pubblica Amministrazione». La riforma della Costituzione, tra le tante criticità, manifesta questa. E non è poca cosa. È un problema che incide sulla vita di tutte le comunità. «E mi rammarico che questo pasticcio contro l’autonomia locale sia voluto da chi, ex sindaco, aveva detto di voler essere il sindaco d’Italia», aggiunge Castelli.

Un “j’accuse” rivolto a chi nel passato aveva fatto tanto per ribadire autonomia e responsabilità per gli amministratori locali. Per Castelli, Renzi ha cambiato idea. In perfetta continuità con il disegno del governo Monti, Renzi vuole oggi che i sindaci diventino prefetti agli ordini dello Stato centrale. «Io no. Io credo alla sussidiarietà, all’autonomia locale, alle città pubbliche, in cui si possano rifondare i valori della democrazia», continua Castelli. Mentre il nuovo centralismo di Monti arrivava con una crisi complessiva della sovranità nazionale, quello che viene codificato da Renzi avrebbe il sigillo della nuova Costituzione. Con la nuova Costituzione il Comune sarà ridotto a livello di un esattore di balzelli fiscali sempre più aspri. Tasse sempre più alte a livello locale, raccolte dai Municipi per conto dello Stato centrale.

Un sogno infranto, una speranza tradita: il Comune sembrava l’ultima istituzione che potesse essere “compresa” dai cittadini. Un capitolo del libro è dedicato al “mestiere” e al “ruolo” del sindaco e si dà conto di quante minacce ricevano oggi i primi cittadini e quante violenze subiscano gli amministratori locali: destinatari di tutte le domande della comunità, senza aver più le risorse (i bilanci dei Comuni italiani in cinque anni sono stati tagliati di 12 miliardi di euro: l’unica spending review eseguita) per poter rispondere, diventano bersagli per ogni tipo di protesta. «No al referendum costituzionale – conclude Castelli – per me, e per molti sindaci come me, vuol dire sì al principio di sussidiarietà e all’autonomia locale».

sabato 30 luglio 2016

Inchiniamoci davanti agli alunni di ieri.


Dedicato  (ammesso che capiscano)  ai fannulloni e agli zombie di oggi che vanno a scuola soltanto perché costretti dai genitori e dalla legge.


lunedì 25 luglio 2016

Il fascino della solitudine.

Di solitudini ce ne sono tantissime: quella che si prova pur trovandosi in mezzo alla gente, quando si è gli unici rimasti in ufficio, mentre si mangia leggendo il cellulare o si aspetta qualcosa o qualcuno. A volte situazioni che da fuori sembrano tristemente solitarie sono momenti desiderati e ritagliati per starsene un po’ in pace con sé stessi. È anche uno stato d’animo che si addice in qualche modo all’estate: le città si svuotano, diventano silenziose e irriconoscibili, e chi rimane può godere di molti vantaggi, come approfittare dei parchi poco affollati per leggere un libro (o il Post) e riposarsi su una panchina. Chi invece se n’è andato può isolarsi in lunghe passeggiate o su un materassino in mezzo al mare. Abbiamo raccolto un po’ di fotografie che raccontano tutte queste diverse facce della solitudine, che può essere malinconica, inquietante, intima, gioiosa e a volte altrettanto piacevole di quando si passa il tempo con qualcuno.

La solitudine, "Il Post", 24-07-16.

Heisenberg e la sua lotta segreta contro Hitler.

Il primo febbraio 1976 moriva a Monaco il premio Nobel per la fisica Werner Karl Heisenberg, «il primo ad avere una mentalità quantistica» e la capacità di «immaginare un mondo subatomico, astratto e impossibile da visualizzare»: queste e molte altre cose si sono dette sul padre del principio di indeterminazione (uno dei pilastri concettuali della meccanica quantistica, che egli enunciò nel 1927), poco invece si sa di cosa accadde veramente quando, durante la Seconda guerra mondiale, si trovò davanti a un dilemma morale, scappare dalla Germania (come Einstein) o rimanere nonostante il regime nazista?

«Lasciare la Germania gli sembrava vigliaccheria, sia nei confronti della sua famiglia, sia dei giovani fisici che voleva proteggere dalle grinfie del regime», scrive Francesco Agnoli, nel suo L’uomo che poteva costruire la bomba (Edizioni Gondolin, 80 pagine, 8 euro), che ripercorrendo la vita e il pensiero del grande fisico risponde al dibattito da tempo acceso tra gli storici sulla possibilità di un’atomica tedesca che avrebbe permesso a Hitler di vincere la guerra.

Genio poliedrico, amante della filosofia di Platone più che di Democrito, di san Tommaso più che di Cartesio, all’avvento del nazismo, nel 1933, anno in cui riceve il Nobel, Heisenberg ha almeno tre grosse colpe: «Le sue amicizie con scienziati ebrei; la sua difesa della “fisica ebraica”; il suo pessimo rapporto con Lenard e Stark, che gli hanno chiesto una presa di posizione a favore di Hitler, cui ha opposto un netto rifiuto». Oltreché amico di Einstein e sostenitore della relatività, bollata dai nazisti come aberrazione della mente ebraica, Heisenberg difende infatti gli ebrei scacciati dalle università tedesche, arrivando a proporre l’ebrea Lise Meitner per il Nobel per la fisica.

Nel 1938 viene arrestato dalla Gestapo. «Non ci resta che aspettare il momento in cui sia possibile fare qualcosa – dirà nei mesi sotto indagine –. Nel frattempo cerchiamo di tenere in ordine gli angoli oscuri in cui siamo costretti a vivere». Heisenberg ha infatti una moglie e sette figli: per lui fuggire equivale a disertare, occorre qualcuno che prepari il domani.

Nel 1942 è chiamato a dirigere il programma nucleare tedesco: la Germania ha bisogno di lui, ma il fisico riesce a demotivare il gerarca Albert Speer e a convincerlo a rinunciare al progetto della bomba atomica, limitando la ricerca alla sola costruzione di un reattore. Scrive Agnoli, leggendo i resoconti di Speer: «Perché Heisenberg tergiversa? Secondo alcuni – che chiameremo per comodità “innocentisti” – per prendere tempo e continuare così la sua strisciante opposizione al regime; secondo altri – che chiameremo “colpevolisti” e che arrivano talora persino all’assurdo di accusarlo di essere filo-nazista – unicamente perché ritiene impossibile, impraticabile la realizzazione della bomba, non solo da parte dei tedeschi, ma anche dei loro nemici».

Più logico, sostiene Agnoli, che Heisenberg fosse esitante sia sulla possibilità che qualcuno realizzasse l’atomica in tempi ragionevoli, sia sulla moralità di una tale azione, infine, essendo anche un fiero anticomunista, sulla possibilità di collaborare con il suo paese, in funzione antisovietica. Una tentazione che tuttavia non diventa mai dominante: dopo l’attentato a Pearl Harbor Heisenberg rafforza il suo atteggiamento antinazista, ben rintracciabile nella frequentazione della Società del mercoledì e nell’atteggiamento filo-americano dimostrato durante l’arresto a Farm Hall.

Nell’aprile del 1945, mentre fugge da Hechingen, dove si lavora al reattore nucleare, Heisenberg viene infatti arrestato con altri nove fisici tedeschi dagli americani, e condotto in una residenza nella campagna inglese, dove rimarrà per sei mesi: è qui che il 6 agosto 1945 gli scienziati apprendono il lancio dell’atomica su Hiroshima e ne discutono animatamente. Proprio da questi colloqui, spiati attraverso microfoni e trascritti, emerge l’operato di Heisenberg, che dimostra tra le altre cose «di essere l’unico “a essere perfettamente in grado di ‘progettare’, sia pure mentalmente, un’atomica”, e di non aver mai messo prima “a parte di questa sua competenza neppure gli amici e i collaboratori”».

In molti hanno creduto alla sua azione contro il nazismo: nel 1973 lo scienziato riceve dall’Accademia Cattolica di Baviera il premio “Romano Guardini” dedicato al teologo che ispirò i ragazzi della Rosa Bianca. Fu allora che, ricordando come la scienza possa «essere usata per elaborare armi con la più atroce capacità distruttiva», Heisenberg volle citare la vita «pervasa completamente, in ogni istante, dalla lotta per la verità religiosa» dei personaggi di Dostojevskij: «Dove non ci sono più immagini guida a indicare il cammino, insieme alla scala di valori scompare anche il senso del nostro agire e soffrire, e alla fine restano solo negazione e disperazione. La religione è dunque la base dell’etica, e l’etica è il presupposto della vita».

Questo articolo è tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) e fa parte della serie “Idee per respirare”